Torino, luglio 2025
Adattamento creativo significa la capacità di rispondere alle sfide della vita non semplicemente reagendo in modo automatico o passivo, ma trovando soluzioni nuove, personali e autentiche che ci permettono di rimanere in contatto con noi stessi e con l’ambiente che ci circonda. In Gestalt, il cambiamento non si vede come un adattamento statico, ma come una risposta dinamica e creativa alle difficoltà, che nasce dal momento presente.
Ad esempio, quando affrontiamo una situazione stressante, spesso reagiamo in modo abituale: possiamo evitare il conflitto, accontentarci, ignorare i nostri bisogni, o fare sacrifici per gli altri. Queste risposte possono essere utili in alcuni momenti della vita ma diventano problematiche se sono il risultato di meccanismi rigidi che non ci permettono di adattarci in modo autentico alla situazione, o di evolverci.
Il concetto di adattamento creativo in Gestalt ci invita a guardare questi schemi con maggiore consapevolezza. Piuttosto che rispondere in modo automatico, possiamo esplorare nuove modalità di contatto: come ascoltare i nostri bisogni, esprimere i nostri desideri, confrontarci con gli altri in modo sano e onesto.
Torino, luglio 2025
Ritiro sociale come adattamento creativo: uno sguardo gestaltico.
Nel mio lavoro all'interno del progetto 9 e 3/4 del Gruppo Abele, ho incontrato ragazzi e ragazze che vivono forme più o meno marcate di ritiro sociale. Dietro il silenzio, l’isolamento o il rifiuto del contatto con l’esterno, ho imparato a leggere — secondo la visione della terapia della Gestalt — non semplicemente un “problema”, ma una forma di adattamento creativo: una risposta possibile, spesso necessaria, a un ambiente percepito come troppo invadente, giudicante e richiedente a livello di performance.
Il ritiro diventa così un modo per proteggere il proprio nucleo più fragile, per mettere distanza, per ritrovare margini e confini. È un gesto che, nella sua apparente chiusura, può contenere il desiderio profondo di relazione, solo in attesa di condizioni più autentiche e sicure. Nel lavoro terapeutico, il mio intento non è “rompere” il ritiro, ma incontrarlo, ascoltarlo, esplorarne il senso nel contesto unico di ogni storia. Accompagnare, con rispetto e delicatezza, verso una possibile riemersione, quando e se la persona sente che è il momento. A volte basta un piccolo movimento, un contatto sincero, una possibilità nuova per riattivare il processo di contatto con il mondo.
Torino, luglio 2025
Workshop sull’autostima con Apiedinuditherapy e fotografia terapeutica.
Durante l’ anno 2025 ho partecipato con entusiasmo al workshop sull’autostima promosso da Apiedinuditherapy, integrando il mio laboratorio di fotografia collettiva all’interno di un percorso progettato per rafforzare la consapevolezza di sé attraverso l’immagine e l’espressione visuale. L’esperienza si è ispirata a strutture come il metodo fotografia terapeutica, dove le immagini – autoritratti o scatti simbolici – diventano strumenti per esplorare il proprio mondo interiore, integrare emozioni e ridefinire l’immagine di sé.
Nel mio laboratorio, ogni partecipante ha potuto sperimentare il proprio sguardo: scattando fotografie, condividendole con il gruppo, e riflettendo sul significato emotivo delle immagini. L’obiettivo era semplice, ma potente: offrire uno spazio sicuro in cui riconnettersi con parti di sé spesso trascurate o messe in ombra, per poi restituirle al piano visibile, guardandole insieme con gentilezza e autenticità.
Il laboratorio ha creato un contesto in cui fare emergere emozioni complesse – dalla rabbia alla delicata vulnerabilità – attraverso esercizi fotografici guidati, supportati da momenti condivisi di riflessione. Il potere trasformativo di questa modalità emerge non tanto dalla foto in sé, ma dalla relazione fondata su ascolto, elaborazione e riconoscimento reciproco.